Instagram, la guerra dei bot

Il 19 Novembre 2018, cioè un mese fa esatto, Instagram ha diffuso un avviso riguardante le applicazioni di terze parti invitando gli utenti a togliere loro  l’autorizzazione. Allo stesso tempo ha iniziato a rimuovere finti like e finti follower dai profili. Dal 20 di Novembre la notizia è diventata di dominio pubblico e ne hanno parlato tutti i giornali.

Cioè Instagram ha deciso di fare una grande pulizia ed eliminare tutti i fake account, followers e likes. Instagram ha quindi deciso di spazzare via i bot che consentivano l’abnorme crescita di alcune pagine e che in buona sostanza drogavano la piattaforma.

Per fare questo utilizza e utilizzerà in maniera estensiva algoritmi di intelligenza artificiale che selezioneranno i contenuti eliminando quelli non riconducibili ad un intervento umano normale. Credo che sia una buona notizia, per diversi motivi che cercherò di spiegare. Ma andiamo con ordine

Cosa sono i bot?

I bot sono degli automatismi che con azioni diverse cercano di migliorare le metriche di una pagina. Come molti sapranno ho scritto un tutorial su  Instazood (uno dei bot più popolari) che ha avuto ed ha tuttora un discreto successo. Un articolo in cui spiego come usarlo e che ha generato mail e telefonate nelle quali mi si chiedeva consiglio sul questo bot. 

Quindi qualcuno si chiederà: “ma come prima consigli di usare un bot e adesso dici il contrario?

Non esattamente. Si trattava di un tutorial nel quale condividevo ciò che avevo imparato sull’uso di questo software ma, io non lo uso nella mia pagina Instagram e nemmeno voi dovreste.

La mia esperienza con i bot di Instagram

C’è stato un cliente ad aprile di quest’anno che ha fatto espressa richiesta di acquisire un grande (molto grande) numero di follower in pochissimo tempo ed è stato necessario attrezzarsi con un bot. Dopo circa tre mesi e una buona crescita ci siamo resi conto che i follower acquisiti con il bot presentavano dei grossi problemi:

  • Follower estremamente volatili, oggi c’erano ma domani non c’erano più,
  • La maggior parte di loro era non in target ( ed questo il motivo della volatilità),
  • Comportamenti anomali della applicazione (Instagram).

Abbiamo quindi disattivato il bot, poi a Novembre è arrivata la stretta da parte di Instagram e non siamo stati penalizzati perché avevamo già smesso di usarlo.

I bot sotto molti punti di vista violano le regole di Instagram (lo ammettono loro stessi) e poiché Instagram ha deciso che queste regole le farà rispettare i bot escono dalla mia cassetta degli attrezzi.

La cosa che più conta nel mio lavoro è dare valore al cliente, quindi non posso tollerare una penalizzazione della sua pagina Instagram. Condividi il Tweet

Perché i bot sono un male

I bot sono un problema per due ordini di motivi, il primo legato alle politiche della piattaforma che nata su iphone ha sempre mantenuto un forte legame con il dispositivo (inteso come oggetto dal momento che è disponibile anche per Android), con l’acquisizione da parte di Facebook ovviamente è maggiormente interessata a far veicolare i contenuti attraverso le proprie piattaforme di advertising.

D’altra parte i bot sono un male perché distorcono il mercato, non solo ma immaginate una ipotesi neanche tanto remota in cui l’interazione avvenisse solo tra macchine, cosa che sarebbe plausibile se decidessimo di avere ognuno un bot personale. Sarebbe la morte del social. Instagram perderebbe ogni valore, sia umano come strumento di scoperta e di socializzazione sia economico.

Ecco perché mi trovo d’accordo con la decisione presa da Instagram. 

Vedremo nel tempo se riusciranno a farla rispettare.

Ma quindi cosa succederà?

Succederanno due cose:

  • nasceranno altri bot dotati di un intelligenza artificiale più evoluta che faranno semplicemente il lavoro molto meglio di quelli attuali e saranno più difficili da scoprire.
  • succederà anche che i migliori piani editoriali e i contenuti meglio calibrati avranno più successo rispetto a chi invece utilizzerà ancora gli attuali bot.

Come ho detto prima ho impiegato il bot solo per un solo cliente che ora non seguo più ma in qualche modo le due vicende sono collegate. Non lo seguo più perché non avevo accesso a materiale fotografico di qualità e a contenuti tali da portare la sua pagina ad un livello adeguato, in definitiva non potevo quindi raggiungere risultati in termini di engagment ma solo un generico aumento di follower peraltro non in target. 

Quando capita questo è la morte di una pagina, i follower iniziano a scendere e le interazioni salvo qualche caso sporadico scendono drasticamente.

Io non sono un influencer, la mia pagina personale ha un numero pressoché costante di follower, sono pochi, ma in leggero aumento di mese in mese, questo perché i contenuti sono coerenti con il mio stile e con i valori che questa pagina rappresenta.

Dal mio punto di vista è una pagina di successo. 

La mia politica Instagram

Instagram sta diventando un social molto interessante, attraverso il quale è possibile veicolare davvero i valori di un’azienda e creare una comunicazione sana con i propri clienti, a me piace e lo proporrò sempre.

I limiti di Instagram sono in realtà uno stimolo a creare cose sempre nuove e mantenere alto il livello qualitativo della comunicazione pubblicitaria.

Per il futuro credo che la chiave sia la qualità estrema delle foto e i tempi di risposta ai commenti, oltre a una integrazione più spinta tra sito e pagina Instagram.

Se un potenziale cliente ritiene che invece sia meglio usare altre strategie che in qualche misura contrastano con lo spirito di questo social, non potrò lavorare con lui.

link:

Uno dei tanti articoli che sono apparsi riguardo questa notizia.
Una esauriente spiegazione sul problema dei bot in un video di Matteo Flora

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