Ti trapaneresti un dente da solo?

Ti trapaneresti un dente da solo? Marco Bellu https://www.marcobellu.it/author/marco/

Se la risposta è sì, allora il “self provisionig” risolverà i tuoi problemi. Self provisioning è una espressione figa per dire “fai da te” o bricolage in campo informatico: cioè mi creo un server da solo e ci faccio girare le applicazioni, ma vale anche per il sito web.

La pubblicità è molto accattivante, “crea il tuo sito gratis in pochi minuti” “sei online con il tuo sito free” ecc ecc e la vediamo spesso sulle nostre bacheche si tratta di siti che ci raccontano come sia facile creasi in autonomi la tua presenza su Internet, in altre parole si tratta di siti internet che offono la possibilità di crearsi il proprio sito a costi apparentemente ridottissimi e sempre apparentemente, con estrema facilità. In ogni caso per servizi aggiuntivi o qualunque optional fuori dalla offerta base che viene pubblicizzata, si paga e non così poco come si potrebbe credere a prima vista. Fate i conti su base annua se siete curiosi.

Dal momento che parte del mio reddito deriva dalla progettazione, realizzazione e manutenzione di siti internet, all’inizio questa cosa mi preoccupava e lo vedevo come fumo negli occhi, così come penso ogni professionista o artigiano che passa davanti a un brico. Poi ci ho pensato un po’ su e mi sono chiesto:

Ma è veramente così terribile il self provisioning?

Chi dovrebbe temere questa forma moderna di bricolage?

Una cosa va detta subito, giusto per eliminare qualche equivoco: il sito internet per una azienda anche solo moderatamente strutturata è una macchina editoriale e di marketing che ha molteplici funzioni, pur non volendo entrare nel merito dei processi aziendali che sono coinvolti è evidente che non ha senso ne economicamente ne come immagine aziendale utilizzare questi servizi low cost, per cui inutile anche solo parlarne.

Il senso invece potrebbe esserci per un libero professionista, un piccolo (ma piccolo davvero) commerciante, un artigiano (sempre piccolo), un medico ecc. categorie che basando la propria attività sul lavoro proprio o dei propri familiari possono beneficiare di un modesto risparmio economico.

Per analizzare questo fenomeno ci sono due strade: una prettamente economica che prende in considerazione il costo effettivo su base annua del servizio, a cui vanno sommati i costi dell’operatore che materialmente si occupa di inserire i contenuti nel sito, di chi li crea, e di chi fa la manutenzione, che solitamente è lo stesso imprenditore. Se questo imprenditore non fa il mio mestiere, cioè non si occupa di web a livello professionale avrà bisogno di investire tempo e risorse in formazione specifica. Formazione non finalizzata alla sua attività ma ad una attività secondaria, limitata e senza ritorno immediato se non pubblicitario.

L’altro modo per analizzare la questione è quello legato ai risultati che ci sia aspetta da una operazione di questo tipo, e alla opportunità stessa di approcciarsi a questa modalità, si tratta quindi di una questione diciamo filosofica.

Come mi guarderebbe un dentista che scopre che mi sono fatto una otturazione da solo, o un carrozziere che scopre che ho riverniciato il parafango “a bomboletta“?

Nella stessa maniera in cui lo guardo io quando mi chiede di dare una occhiata al sito fai da te, che ha smesso di funzionare “senza motivo”.

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