Perché non condividono i miei post?

Probabilmente perché non pubblichi gattini. I gattini infatti, funzionano. Hanno un sacco di like e vengono condivisi tantissimo. Ma se vendessi motozappe, avresti difficoltà ad associarle ai gattini.

Sicuramente i big like arrivano perché i gattini sono bellissimi e fanno tenerezza, insomma piacciono a tutti, una motozappa magari un po’ meno. Ma anche perché la portata potenziale, (cioè la capacità di raggiungere il pubblico), dei nostri post è molto limitata, sempre. Qualunque sia l’azienda.

È un fattore oggettivo, una precisa scelta delle piattaforme, oltre che una conseguenza dell’affollamento dei social. Infatti, se è vero che offrono uno spazio gratuito, lo riservano a chi consuma contenuti pubblicitari e non a chi li produce che invece pagherà per pubblicarli.

Ci hanno dato per un po’ le caramelle gratis (le condivisioni e i like) e una volta che ci è piaciuto, se vogliamo continuare ad avere risultati (cioè pubblico), dobbiamo pagare.

Siamo arrivati alla conclusione ormai che il traffico si acquista, i social sono Paid Media, eppure, esiste una parte di traffico molto interessante che dipende ancora da noi ed legato alle condivisioni.

Il passaparola digitale

Dal punto di vista pubblicitario distinguiamo infatti la portata organica o naturale da quella a pagamento. E come si vede dal grafico quella a pagamento surclassa quella organica. Questo avviene quasi sempre.

Il grafico della copertura negli insight di Facebook per un mio cliente.

Quella organica ha numerosi vantaggi, non si paga e se l’obiettivo è far arrivare pubblico al sito, le condivisioni spontanee ci regalano pubblico profilato e interessato.

Da utenti quante volte condividiamo un contenuto usando WhatsApp, Telegram o Messenger? È senz’altro la più efficace forma di condivisione, perché è diretta verso qualcuno che sappiamo apprezzerà, un moderno passaparola digitale.

Spessissimo condividiamo meme e altre sciocchezze irrilevanti, oppure tematiche calde come la politica o lo sport. Condividiamo molto meno invece i contenuti commerciali, quelli no, non vengono quasi mai condivisi.

Ma tornando alla domanda iniziale, perché la gente non condivide i nostri bellissimi post?

La gente non è interessata a te o alla tua azienda.

Essenzialmente per tre ragioni:

  1. Abbiamo scritto qualcosa che riguarda solo noi ma la gente non è interessata a noi
  2. Lo abbiamo reso difficile da condividere
  3. Non gli abbiamo chiesto di farlo (condividere)

Voi e i vostri clienti, solitamente non siete amici, se non c’è un legame emotivo, siete un fornitore e vi cercano se gli servite.

Sembra un po’ crudo detto così ma è la verità, le persone condividono solo ciò che a loro interessa o che potrebbe interessare a chi gli è vicino, secondo una precisa gerarchia:

  1. Condivido le cose che riguardano me
  2. Condivido le cose che riguardano il mio gruppo/tribù/cerchia/parentela/clan
  3. Condivido le cose che riguardano i miei vicini, ma solo se ho tempo e voglia

Inoltre, condividiamo solitamente contenuti che in qualche misura parlano di noi, di come siamo o come vorremo essere. Condividiamo appartenenza.

Condividiamo quindi solo i contenuti di aziende che in qualche misura parlano di noi o che sentiamo nostri.

Quando condividiamo la foto di un albergo con la sua piscina, con i suoi saloni, la camera, è per dire a chi ci conosce “io ci sono stato, io ci andrò o io vorrei andarci”. Io appunto.

Lo stesso vale per una destinazione. I turisti postano le immagini delle spiagge per dire ai loro amici a casa “Io sono stato in Sardegna”.

E condividono le foto delle spiagge postate dagli albergatori se sono abbastanza belle da far colpo sui loro amici e poter dire “io ero li”, se sono quindi immagini wow.

I contenuti “normali” o senza collegamento con la loro esperienza non vengono rilanciati. È un dato di fatto.

Ed ecco perché ho già scritto di come e perché richiedere e usare gli UGC (User Generated Content) nei social media.

Lunghi post di elencazione di servizi, caratteristiche o noiosissimi dati tecnici, non verranno mai condivisi. Dovrete pagare per vederli nelle bacheche e comunque pochi li leggeranno.

La regola fondamentale è che ciò che vogliamo sia condiviso deve avere valore per la cerchia di chi lo leggerà, non per noi. #SMM #marketing Condividi il Tweet

Prima pubblicare chiediti: “quello che sto per postare contiene qualcosa di tanto utile da volerlo condividere?

E poi condividiamo solamente ciò che è facile e immediato.

Nessuno vuole fare uno sforzo in più

Anche qui Instagram è di esempio, sotto ogni post esiste un’icona a forma di aereoplanino di carta che serve a inviare quel post con un messaggio diretto, oppure possiamo scrivere un commento al post per condividerla.

La condivisione nei commenti si fa usando la mention cioè aggiungendo il @nomeutente della persona a cui vogliamo mostrare il post che sarà avvisata della citazione.

Per condividere rapidamente un contenuto tutte le piattaforme hanno strumenti analoghi, il retweet su Twitter per esempio il condividi di Facebook.

Ma se il contenuto è su un blog?

Es. Tizio legge un nostro post e si accorge che potrebbe essere interessante da condividere.

Abbiamo previsto un modo rapido ed efficace per farlo? Un pulsante, qualcosa che lo possa rilanciare sui social o su una app di messaggistica?

Perché se condividere diventa una cosa appena appena più difficile che premere un pulsante, ecco che non viene fatto, se non in casi eccezionali.

Quindi occorre rimuovere gli ostacoli anche minimi che potrebbero frenare la condivisione.

Nessuno fa qualcosa per te spontaneamente

Qualcuno si ricorda di quante volte sia capitato che una persona che ci piaceva da ragazzi ci abbia spontaneamente invitato ad uscire? Io si: zero. Non è mai successo. Succedeva se glielo chiedevo.

Infatti, ecco una delle cose che sembrano davvero banali ma che non lo sono, devi sollecitare questa condivisione, devi chiedere ai tuoi lettori di farlo.

Spesso la lettura è un momento in cui ci si estrania un po’ dal contesto e quindi è normale che non si pensi ad altro. Finito il pezzo la cosa finisce li. Al limite si approfondisce un po’, ma resta una cosa tra tra il lettore e chi ha scritto quel contenuto.

Invece chi ha scritto quel contenuto desidera che questo venga condiviso. Se no, non lo avrebbe pubblicato.

Allora c’è un solo modo: chiederlo esplicitamente:
Se hai trovato questa pagina interessante falla leggere a un tuo amico” seguito da un pulsante.

Se quella pagina è il risultato di una campagna social, il fatto che ogni lettore la condivida con qualcun altro dimezza il costo che hai sostenuto per ogni visualizzazione, migliorando il ROI.

Quindi ricapitolando, il pubblico è egoista:

I contenuti devono essere interessanti per chi li legge e per la sua cerchia ed è più facile che lo siano se chi li legge ci si riconosce come protagonista.

Devono essere facilmente condivisibili senza intoppi, con un click.

Devi chiedergli di condividerli perché da soli non lo faranno.

A proposito, se pensi che a qualcuno possa essere utile, condividi con lui questo post.

Oppure condividilo sul tuo social preferito.

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