Influencer nel dopo “coviddi”

Ho fatto un po’ di pulizia nel mio account Instagram.

Ho rimosso alcune delle pagine che seguivo e che avevano dei tratti comuni: ho deciso quindi di togliere dal mio feed gli wannabe, in particolare wannabe photographer e wannabe influencer.

Lo dico senza acrimonia, ma hanno un po’ frantumato le nostre povere appendici.

Si tratta quasi sempre di donne o ragazze. Quasi tutte si dichiarano social media qualche cosa e quasi tutte postano proprie foto al mare in pose anche ammiccanti. Le vediamo in ristorante, nei locali alla moda, in barca e nei luoghi più belli ed esclusivi della Sardegna.

Luoghi che frequento anch’io, visto che ci abito, ma che mi annoia a morte rappresentare in questo modo.

Tutti postiamo foto delle vacanze, un po’ durante, un po’ dopo ma, non abbiamo una vita in vacanza.

Mi spiace non vi seguo più.

La vostra comunicazione è banale e non mi interessa.

D’estate Cala Coticcio, la Spiaggia del Principe, La Pelosa, Piscine di Molara ecc. e poi i soliti ristoranti e locali passando da un evento all’altro. Quando finirà l’estate però non sapranno che fare, visto che quest’anno Autunno in Barbagia sarà solo una bacheca digitale.

Niente Cortes Apertas a Oliena e scatti alle belle ragazze in costume, niente video alle sfilate di Mamuthones e Issohadores per le vie di Mamoiada.
Ci aspetta infatti la versione, se possibile ancor più triste, di una liturgia del falso mito identitario, morta e sepolta ormai da tempo.  

Quindi? Che faranno le/gli influencer da 5k follower i prossimi mesi? Non si sa.

Intanto c’è la signora Angela “non ce n’è coviddi” che in 24 ore dall’apertura dell’account Instagram ha raccolto oltre 100.000 follower.

E questa cosa deve far riflettere.

La storia la sapete: notorietà raggiunta grazie a un’intervista in cui la signora si mostra per quello che è (come anche una bella fetta di nostri connazionali): ignorante come una capra e tutto sommato compiaciuta di esserlo.

Qualcuno diceva su Twitter che la signora non è un influencer, ma io non sono d’accordo. Questi numeri fanno gola e con un po’ di lavoro un buon professionista può sfruttare la “signora coviddi” per lanciare messaggi di ogni genere, con la certezza di avere un’audience ben profilata e di bocca buona.

E così un’altra persona che non è nulla, che non rappresenta nulla, che non sa fare nulla, diventa portatrice di un messaggio eterodiretto e con un seguito che in questo caso inizia a essere consistente.

Qualcuno mi chiederà: ma tu useresti la signora Angela Chianello per una campagna pubblicitaria? Sì, certamente.

La userei se avessi il prodotto giusto (come del resto ha già fatto MEM &J https://www.youtube.com/watch?v=TAMIM8GJcg8&feature=youtu.be ) e sono certo che già oggi stanno arrivando telefonate per prendere contatto con lei da parte di soggetti interessati al suo personaggio.

Mi piace? No. Mi infastidisce e mi fa anche un po’ pena, ma penso che per alcuni prodotti possa funzionare.

E ripeto, la cosa che deve far riflettere è questa:

Se la signora #coviddi funziona, vuole dire che qualcosa in noi si è rotto, spero solo che si possa riparare in qualche modo. Condividi il Tweet

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2 commenti su “Influencer nel dopo “coviddi””

    • Grazie Valentina, sì stiamo vivendo in un periodo strano quasi da fine impero, la smobilitazione che precedette il medioevo. Medioevo prossimo venturo è peraltro il titolo di un libro del 1971 che mi propongo di leggere quanto prima.

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